Le difficoltà delle famiglie straniere ad essere accolte nel nostro territorio

«… diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio»
(Lc 2,7).

Questo è riportato dall’evangelista Luca sulla nascita del nostro Salvatore, che andremo a celebrare tra poche settimane. In queste parole possiamo leggere la storia di tutte quelle persone che non riescono a trovare una dimora. Risulta naturale paragonare le vicissitudini affrontate dalla Sacra Famiglia con quelle quella di Sarah e William (usiamo dei nomi di fantasia, per tutelare la loro privacy).

Giunti in Italia dopo un lungo viaggio, nel 2015 Sarah e William iniziano la loro vita insieme nel nostro Paese. Nel loro percorso hanno due bambine, attualmente di 5 e 3 anni, nate in Italia. William ha trovato un lavoro che lo aiuta a sostenere la propria famiglia. Sarah si occupa egregiamente delle piccole: è formidabile nella gestione dell’economia domestica e, anche se ha difficoltà nell’apprendere l’italiano, lascia che le sue bimbe le facciano da maestre imparando così la lingua.

La verità è che questa famiglia, che abita in una casa senza un contratto d’affitto, da quasi sette mesi è alla ricerca di un appartamento il cui proprietario possa proporre loro un regolare contratto di locazione, a un prezzo equo, così da fornire il titolo necessario per il rinnovo del permesso di soggiorno. Sono disposti a pagare un equo affitto ma nessuno offre loro un regolare contratto di locazione. L’ostacolo – è paradossale affermarlo ma è proprio così – non è dato dagli stranieri ma dal fatto che esistano cittadini italiani, proprietari di casa, ed evasori fiscali.

Possedere una casa o prenderla in affitto è una necessità sacrosanta per poter godere di una vita autonoma e indipendente, specie con una famiglia a carico. Non tutti, però, riescono a soddisfare quel bisogno primario; e questo è vero sia per gli italiani che per gli stranieri. Questi ultimi, peraltro, per permanere in Italia, devono possedere un permesso di soggiorno, ma tra i requisiti è richiesto il possesso di un regolare contratto di affitto o di una propria abitazione.

Nell’ultimo anno il Centro d’ascolto per stranieri “Il Pozzo di Giacobbe” ha ricevuto costanti richieste di abitazioni da parte di famiglie straniere presenti in vari comuni della nostra Diocesi. Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani coppie con bambini che, alla ricerca individuale di un appartamento, incontrano difficoltà ricorrenti.

Le motivazioni dietro questo rifiuto potrebbero essere l’affidabilità in merito alla regolarità nel pagamento dell’affitto, i diversi stili di vita; ma si tratta, in teoria, di preoccupazioni che sono ugualmente riconducibili ai cittadini italiani. In alcuni casi ci si può trovare di fronte a veri e propri pregiudizi nei confronti degli stranieri.

Non è poi da trascurare il forte richiamo degli affitti brevi a turisti che garantiscono un introito economico notevole, non sempre ottenuto nel rispetto dei criteri imposti dalla normativa fiscale.

Spesso questi pregiudizi non trovano riscontro nella realtà, ma inficiano la possibilità di una buona integrazione di queste famiglie nel contesto locale.

L’Avvento è oramai alle porte e non ci resta che pregare affinché la famiglia di Sarah e William e tutte le famiglie alla ricerca di un alloggio dignitoso possano trovare accoglienza.

Le volontarie del Centro d’ascolto per stranieri
“Il Pozzo Di Giacobbe”