Nell’ambito del gemellaggio tra la Caritas greca (Hellas) e quella sarda, avviato oramai 9 anni fa e rafforzatosi ulteriormente in occasione del 50° di fondazione della Caritas in Italia, una piccola Delegazione regionale della Caritas Sardegna, composta dal delegato regionale, don Marco Statzu, e dal responsabile del Servizio studi e ricerche, Raffaele Callia, ha proposto un percorso intensivo di formazione per formatori in due sessioni: ad Atene (per i collaboratori dell’Arcidiocesi di Atene), il 3 e 4 febbraio, e nell’isola di Tinos (per i collaboratori dell’Arcidiocesi di Nasso, Andro, Tino e Micono), il 5 e 6 febbraio 2026.
L’obiettivo formativo, condiviso con le Chiese greche gemelle coinvolte, è quello di favorire la condivisione di esperienze e strumenti formativi al fine di preparare dei formatori greci che abbiano il compito, a loro volta, di formare altri operatori volontari con competenze di animazione pastorale, valorizzando in modo particolare il ruolo del laicato, segnatamente quello costituito dai giovani.
È bene ricordare che storicamente la realtà della Chiesa cattolica in Grecia – per lo più concentrata nella capitale – è quella di una Chiesa di minoranza (circa 200.000 fedeli), essendo la Chiesa ortodossa (riconosciuta come Chiesa di Stato) preponderante numericamente. Peraltro, ai cattolici greci si aggiunge un significativo numero di cattolici stranieri, in particolare albanesi e filippini. È questo un dato ineludibile per comprendere le caratteristiche peculiari del cattolicesimo in Grecia oggi, unitamente alle caratteristiche geografiche di un Paese fatto di vaste e diversificate realtà continentali, migliaia di chilometri di costa e diversi arcipelaghi di isole che corrispondono ad altrettante e diversificate realtà culturali ed ecclesiali.
Presente anche l’arcivescovo di Atene, il gesuita mons. Theodoros Kontidis, al corso tenutosi nella capitale hanno preso parte diversi parroci, viceparroci, diaconi, seminaristi e collaboratori laici della Caritas diocesana di Atene e delle Caritas parrocchiali della capitale. La partecipazione è stata assidua e costante da parte di tutti, tenuto conto dei ritmi particolarmente serrati. I contenuti formativi hanno permesso di spaziare dagli aspetti riguardanti il discernimento vocazionale che è opportuno offrire a quanti chiedono di dedicarsi a un servizio caritativo, agli aspetti costitutivi della carità nella vita della Chiesa; dalla storia, la natura e lo statuto della Caritas in Italia agli aspetti essenziali riguardanti il rapporto tra la carità, la Parola di Dio e il Magistero sociale della Chiesa universale e italiana. Non sono mancati gli approfondimenti sull’importanza dell’ascolto in tutti i servizi ecclesiali, segnatamente in quelli caritativi, con esercitazioni, gruppi di lavoro e restituzioni in plenaria che hanno permesso di mettere a confronto punti di forza e debolezze delle esperienze caritative in ambito locale.
Così come in Italia, anche le Caritas presenti ad Atene registrano le stesse caratteristiche: scarsità di volontari, età media degli stessi assai elevata, scarsa partecipazione da parte dei giovani. Non molto diversi gli ambiti di impegno rispetto al nostro Paese: ascolto e osservazione delle povertà; distribuzione di viveri e generi di prima necessità; mensa per i poveri; sostegno economico; servizio ai detenuti e alle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione; consulenza e orientamento.
Se è vero che in Italia la formazione (anche spirituale) rappresenta un aspetto primario dell’azione della Caritas, coerentemente con la propria prevalente funzione pedagogica, in Grecia tale preoccupazione non viene ancora assunta come propedeutica all’azione concreta degli operatori. È questo un aspetto emerso in modo particolare in sede di valutazione finale del corso, con la richiesta di un sostegno formativo che possa durare nel tempo anche grazie al gemellaggio.
La valutazione finale, effettuata tramite un questionario, ha permesso di registrare un significativo entusiasmo ed interesse da parte dei partecipanti, i quali hanno espresso il desiderio di continuare a formarsi, consapevoli delle proprie potenzialità e dei propri limiti, oltre che confermati nella vocazione al servizio della testimonianza della carità.
Conclusa la formazione ad Atene il 4 febbraio, la piccola delegazione sarda si è poi trasferita con un viaggio in traghetto a Tinos, dove ha avuto modo di incontrare e conoscere un’altra realtà di Chiesa e di Caritas, desiderosa di confrontarsi con l’esperienza delle Caritas sarde e con la loro proposta formativa. Diversi anche in questo caso i partecipanti fra sacerdoti, religiosi, religiose e laici, con la presenza, dall’inizio alla fine della formazione, dell’ordinario dell’arcidiocesi, mons. Josif Printezis, e dall’arcivescovo emerito di Atene, nonché Amministratore apostolico di Siros, mons. Sevastianos Rossolatos.
L’isola delle Cicladi da noi visitata fa parte dell’arcidiocesi di Naxos, Andros, Tinos e Miconos, ed è composta anche da alcune altre isole, contando in totale meno di cinquemila cattolici, la maggioranza dei quali risiede proprio a Tinos.
Una realtà molto diversa da quella urbana, dunque, composta da piccolissime comunità parrocchiali (talvolta anche di dieci fedeli) e dispersa nelle isole. Questo implica che il vescovo e i sacerdoti debbano spostarsi con i traghetti pubblici per visitare le comunità, risultando soggetti alle intemperie, ai possibili scioperi, alle traversate lunghe, e in generale alle difficoltà della mobilità in un grande arcipelago.
Una situazione che rende difficile l’incontro, ma che tuttavia, soprattutto a Tinos, vede una Caritas diocesana attiva e vivace, che si interessa delle difficoltà degli abitanti, senza distinzione di confessione religiosa, che anima anche la vita dell’Isola promuovendo momenti di preghiera e di convivialità in occasione di alcune feste, e che da alcuni anni, anche grazie al contributo di Caritas Italiana e Caritas Reggio Calabria, ha creato un centro d’ascolto e ha ristrutturato un locale, dentro una più ampia proprietà appartenuta alle suore Orsoline, per farne un luogo di ritrovo serale molto apprezzato dagli abitanti, e affidato in gestione a una famiglia del luogo.
Colpisce molto il desiderio di testimoniare il vangelo e di essere presenti con fedeltà a sé stessi, alla propria storia e alla propria chiamata di battezzati, dentro dinamiche di minoranza/maggioranza non sempre facili e fraterne, e di essere anche d’aiuto con la carità fraterna alle persone che soffrono.
La Delegazione regionale Caritas Sardegna, dopo questo primo step della “formazione per formatori”, continuerà ad offrire supporto nella fase di monitoraggio dei processi formativi e di verifica circa l’efficacia degli stessi, in modo che ci sia una continuità di azione nel lungo periodo, sostenendo nuovi formatori che formeranno altrettanti formatori a beneficio della Chiesa cattolica in Grecia.
Raffaele Callia – Marco Statzu
(tratto da www.caritassardegna.it)







