7 novembre 2022. Presentazione del XVII Report regionale su povertà ed esclusione sociale 2022 e del VI Rapporto annuale 2022

Lunedì 7 novembre 2022, in vista della VI Giornata mondiale dei Poveri indetta da Papa Francesco, alle ore 9 nella sala Benedetto XVI del Seminario Arcivescovile di Cagliari (via mons. Cogoni, 9) si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del XVII Report regionale su povertà ed esclusione sociale 2022 e del VI Rapporto annuale 2022 “Di padre in figlio”. Contrastare la trasmissione della povertà intergenerazionale in Sardegna. Attività, progetti ed esperienze formative realizzati dalla Delegazione regionale Caritas Sardegna.

Verranno esaminate le problematiche emergenti relative alla povertà e ai bisogni rilevati sul territorio regionale nel 2021/2022, sulla base dei dati forniti dai Centri d’ascolto delle Caritas diocesane della Sardegna, strumenti privilegiati di incontro e osservazione del disagio. Il Rapporto di quest’anno contiene un approfondimento quantitativo e qualitativo sul tema della trasmissione della povertà intergenerazionale in Sardegna.

Oltre all’analisi delle povertà, verrà fornita anche la descrizione di alcune risposte progettuali proposte dalle Caritas diocesane dell’Isola per il contrasto della cosiddetta “ereditarietà generazionale” della povertà.

Saluti
S.E. Mons. Giuseppe BATURI, Arcivescovo della diocesi di Cagliari e Segretario generale della CEI

Interventi
Presentazione del XVII Report su povertà ed esclusione sociale in Sardegna 2022
Raffaele CALLIA, Delegato regionale Caritas Sardegna e Responsabile del Servizio studi e ricerche della Caritas regionale

Illustrazione del VI Rapporto annuale 2022, dal titolo “Contrastare la trasmissione della povertà intergenerazionale in Sardegna. Attività, progetti ed esperienze formative”
Maria Chiara CUGUSI, Referente del Servizio Comunicazione della Caritas regionale

Coordina
Don Marco LAI, direttore della Caritas diocesana di Cagliari

Le Caritas parrocchiali sarde riunite a Tortolì per il XII Convegno regionale “Guidati dal Vangelo, insieme agli ultimi, con creatività”

Circa 400 partecipanti provenienti dalle Caritas parrocchiali delle varie diocesi sarde a cui si aggiungono i volontari della Caritas diocesana Tortoli hanno partecipato lo scorso sabato al XII Convegno regionale delle Caritas parrocchiali “Guidati dal Vangelo, insieme agli ultimi, con creatività”. Convegno coordinato dal delegato regionale Caritas Sardegna Raffaele Callia che ha ricordato le nuove sfide che interpellano la Caritas, all’indomani della pandemia, della guerra in Ucraina e sullo sfondo del percorso sinodale della Chiesa in Italia, segnato anche dal 50mo anniversario di Caritas italiana. In apertura dei lavori, mons. Antonello Mura, vescovo di Nuoro e Lanusei, e presidente della Conferenza episcopale sarda ha salutato i presenti, volontari e operatori delle Caritas parrocchiali e diocesane sarde. A seguire si è data lettura del messaggio di saluto del presidente della Regione, Christian Solinas, mentre il saluto di benvenuto è stato rivolto dal sindaco di Tortolì Massimo Cannas che ha ringraziato il vescovo per la attenzione e per la crescita delle comunità, ricordando ruolo insostituibile della Caritas nel territorio.

Ancora l’introduzione del vescovo emerito di Iglesias e incaricato della CES per il servizio della Carità mons. Giovanni Paolo Zedda (connesso da remoto) che ha ripreso alcuni passaggi del messaggio di Papa Francesco per la VI Giornata mondiale dei poveri, indetta per il prossimo 13 novembre. «Dobbiamo lasciarci guidare dal Vangelo- ha detto- per essere disponibili a un cambiamento, evitando la trappola del “si è sempre fatto cosi”, imparando a vivere la comunità con spirito sinodale e a guardare la storia a partire dai poveri».

A seguire le tre relazioni sulle tre vie indicate dal Papa in occasione del 50mo anniversario di Caritas Italiana, quella sulla “via del Vangelo” affidata al biblista Michele Antonio Corona, che ha messo in luce alcune parole chiave, tra cui l’annuncio, la parola e l’azione secondo lo stile evangelico, il servire che è amare, l’importanza della comunità attraverso cui perseguire tale via. Ancora Suor Anna Cogoni ha parlato della “via degli ultimi”, raccontando anche le esperienze concrete portate avanti accanto alle donne vittime di violenza, ai padri separati, opere che nate dall’incontro diretto e concreto con il bisogno.

E poi la via della creatività raccontata da due giovani Valentina Musina e Angelo Arcadu, impegnati attivamente nella Diocesi di Nuoro in diverse esperienze di servizio accanto ai fragili, che hanno evidenziato quello che può essere il ruolo dei giovani nel portare nuove idee, rinnovare l’impegno Caritas in continuità con quanto fatto finora, innescando allo stesso tempo percorsi di cambiamento.

Dopo, i partecipanti delle varie Caritas parrocchiali, suddivisi in gruppi, hanno riflettuto sui contributi offerti la mattina cercando di delineare i possibili scenari futuri per la Caritas. In chiusura, ha emozionato il pubblico l’esibizione della cantante Manuela Mameli, accompagnata con la chitarra di Massimo Satta. Gli applausi fragorosi hanno chiuso una serata ricca di scambi di esperienze e spunti di riflessione.

Tratto da www.caritassardegna.it

Il Progetto Policoro di Iglesias alla LXXII giornata nazionale dell’ANMIL

Domenica 9 ottobre, presso la parrocchia Santo Stefano a Quantu Sant’Elena, alla ricorrenza della 72° giornata nazionale per le vittime degli incidenti del lavoro promossa dall’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) erano presenti anche le animatrici di comunità del Progetto Policoro della diocesi di Iglesias. La giornata è stata aperta dai saluti dell’arcivescovo di Cagliari, Mons. Baturi, ai quali ha fatto seguito la celebrazione della Santa Messa.

A seguito della celebrazione si è svolto un incontro intitolato “Per un lavoro senza ferite”, aperto dal saluto delle autorità. All’evento erano presenti il presidente provinciale dell’ANMIL, Antonio Piredda, il direttore della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Cagliari, il diacono Ignazio Boi e, a nome del Comune di Quarto, la dott.ssa Rita Murgioni (presidente del Consiglio comunale). Inoltre, era presente il dott. Giuseppe Pintor, presidente provinciale dell’INAIL.

L’impegno dell’ANMIL è volto anche a sensibilizzare l’opinione pubblica, media e istituzioni, sul drammatico fenomeno degli infortuni sul lavoro. L’iniziativa si è svolta sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica. Lo stesso Presidente Mattarella ha scritto un messaggio di ringraziamento all’Anmil per l’impegno con cui assiste e sostiene i lavoratori, ricorando l’importanza di questa giornata: “La Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro è occasione preziosa per richiamare l’attenzione su un fenomeno inaccettabile in un Paese moderno che ha posto il lavoro a fondamento della vita democratica. L’affermazione dei diritti sui luoghi di lavoro, primo quello alla vita, oltre che essere un termometro della vita civile, è un generatore di valore per la società, per i lavoratori, per le imprese”.

La mattinata si è conclusa con la consegna degli attestati, i distintivi d’onore Inail e la targa in memoria di Pietro Steri, ex minatore
ed associato dell’ANMIL, in ricordo della sua scomparsa.

Aurora Fonnesu

Un pastore testimone della carità

Convegno regionale della Caritas (Mogoro 2010)

«Nella sua prima Lettera Enciclica, Deus Caritas est, il Santo Padre Benedetto XVI ci ricorda come il programma dei cristiani, di ogni cristiano, debba comprendere anche un impegno quotidiano nel far pulsare ‘un cuore che vede’: un cuore capace di vedere ‘dove c’è bisogno di amore’ e agire ‘in modo conseguente’ (n. 31). Quel cuore pulsante e vivo nella bimillenaria storia della Chiesa trova espressione, ancora oggi, nei tanti modi di essere vicini a chi soffre, a chi vive una condizione di fragilità materiale e spirituale, a quanti, in vario modo, manifestano un bisogno d’amore; quel bisogno che si coglie in maniera incisiva anche nelle nostre comunità ecclesiali […]. Il “cuore che vede” è il cuore delle nostre comunità cristiane. Un cuore che, anche grazie al servizio delle Caritas diocesane e parrocchiali, si impegna quotidianamente nell’ascolto dei poveri, nell’osservazione delle povertà e nel necessario discernimento alla luce del Vangelo».

Con queste parole il vescovo Giovanni Paolo, in qualità di vescovo delegato dalla Conferenza episcopale sarda per il servizio della carità, firmò la sua presentazione al Rapporto 2007 su povertà ed esclusione sociale in Sardegna, proprio nel suo primo anno di ministero episcopale nella nostra diocesi. Queste parole ci ricordano l’attenzione con cui egli ha sempre seguito il tema delle povertà, in un territorio che ha vissuto e continua a vivere una crisi profondissima sotto il profilo non solo sociale ed economico, assicurando un impegno generoso sul versante pastorale della testimonianza della Carità. Un impegno incessantemente rinnovato sia negli anni in cui è stato direttore della Caritas diocesana don Roberto Sciolla sia negli anni seguenti, in cui non ha fatto mai mancare una costante accoglienza e disponibilità all’ascolto, non solo degli operatori, dei volontari e dello stesso direttore della Caritas, ma delle molte persone che, di volta in volta, nel susseguirsi degli anni, hanno continuato a bussare alla porta dell’episcopio per chiedere una parola di conforto, un parere e una mano concreta d’aiuto.

Dal primo anno di episcopato mons. Zedda ha sempre garantito la sua presenza premurosa anche agli incontri della Delegazione regionale Caritas della Sardegna, in un ambito pastorale divenuto nel tempo sempre più impegnativo e che ha visto crescere il servizio delle dieci Caritas diocesane dell’Isola sia in termini quantitativi (con progetti, servizi, coordinamenti, convegni, emergenze, ecc.) sia qualitativi. Come a livello diocesano, anche a livello regionale sono stati anni complessi e faticosi, dalla decennale crisi economico-finanziaria avviatasi proprio all’inizio del suo episcopato fino ad arrivare alle sfide più recenti: la pandemia, con le sue conseguenze sociali ed economiche e, più recentemente, l’inflazione e il rincaro del costo energetico, in uno scenario di grande incertezza derivante dalla guerra nel cuore dell’Europa.

L’annuncio comunicato ufficialmente giovedì 6 ottobre da Mons. Zedda e dal cancelliere vescovile al clero diocesano, ai religiosi, alle religiose e ai responsabili degli uffici diocesani, convocati alle ore 12.00 nell’auditorium del palazzo vescovile in Iglesias, ha fatto venire in mente tutti questi anni trascorsi insieme e rende necessarie, in queste ore, le dovute espressioni di gratitudine per il nostro Pastore da parte di tutti gli operatori e i volontari della Caritas diocesana, col suo direttore. In pari tempo, al cardinale Arrigo Miglio, che come Amministratore apostolico è chiamato dal Santo Padre a guidare il percorso che condurrà all’arrivo del nuovo vescovo, la Caritas diocesana esprime gli auguri di un buon servizio pastorale.

«Il servizio offerto quotidianamente in favore dei poveri, in seno alla Chiesa sarda e in particolare alla Caritas, – scriveva mons. Zedda nella citata presentazione del Rapporto 2007 della Delegazione regionale – sia sempre spinto dall’amore di Cristo e guidato dalla fede in Lui. Come ci ricorda il Santo Padre, al numero 33 della sopraccitata Enciclica, chi ama Cristo «ama la Chiesa e vuole che essa sia sempre più espressione e strumento dell’amore che da Lui promana». Come operatori impegnati nel servizio di testimonianza della Carità continueremo a fare nostra questa esortazione, con l’aiuto del Signore. Ancora grazie al nostro vescovo Giovanni Paolo.

La Caritas diocesana

Il 29 ottobre il XII Convegno delle Caritas parrocchiali “Guidati dal Vangelo, insieme agli ultimi con creatività”

Sabato 29 ottobre 2022 dalle ore 9.30 alle 17 nell’Auditorium Fraternità presso la sede della Caritas diocesana a Tortolì (via Papa Giovanni Paolo II) si svolgerà il XII Convegno regionale delle Caritas parrocchiali “Guidati dal Vangelo, insieme agli ultimi con creatività” organizzato dalla Delegazione regionale Caritas Sardegna.

«Il Convegno  – spiega Raffaele Callia, delegato regionale Caritas Sardegna  – si colloca in un contesto caratterizzato dal cammino sinodale della Chiesa, dal mandato del Santo Padre in occasione del 50mo di Caritas Italiana (la via degli ultimi, del Vangelo e della creatività) celebrato nel giugno 2021, ma anche dal perdurare delle difficoltà legate alla pandemia e dallo scenario di una guerra nel cuore dell’Europa, con tutte le sue conseguenze geopolitiche, sociali, culturali, economiche ed ecclesiali». In tale contesto «l’iniziativa  – continua il delegato –  ha l’obiettivo di proseguire e sviluppare ulteriormente la riflessione e la rilettura dell’impegno, delle attività formative e promozionali, delle opere e dei servizi delle Caritas parrocchiali e diocesane sarde in continuità con quanto emerso dal 42mo Convegno nazionale delle Caritas diocesane, svoltosi a Rho (Milano) nel giugno 2022. I risultati del Convegno regionale saranno messi a disposizione, in termini di analisi e soprattutto proposte, del cammino sinodale delle diocesi sarde».

Dopo l’accoglienza dei partecipanti e i saluti di Mons. Antonello Mura, vescovo di Nuoro e Lanusei e presidente della Conferenza episcopale sarda, di Christian Solinas, presidente della Regione Sardegna, di Massimo Cannas, sindaco di Tortoli, ci sarà la preghiera e la lectio a cura di Mons. Antonello Mura e l’introduzione di Mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo emerito di Iglesias e incaricato per il Servizio della Carità della Conferenza episcopale sarda sul tema “Gesù Cristo si è fatto povero per voi (2 Cor 8,9)”. Seguiranno gli interventi di Michele Antonio Corona, biblista su “La via del Vangelo”; di  Suor Anna Cogoni, Figlia della Carità di San Vincenzo su “La via degli ultimi”; di Valentina Musina e Angelo Arcadu (diocesi di Nuoro) su “La via della creatività”.

Nel pomeriggio si svolgeranno i lavori di gruppo unitari sulle tre vie proposte al mattino, concentrando l’attenzione sul tema “La Caritas parrocchiale del futuro: cosa smettere di fare, cosa iniziare a fare, cosa continuare a fare, cosa ridurre/diminuire”; a seguire, il momento musicale curato da Manuela Mameli e il confronto conclusivo su Possibili sentieri per proseguire il percorso nell’ambito del comune cammino sinodale” a cura di Raffaele Callia, delegato regionale Caritas Sardegna.

Il convegno sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube Caritas Sardegna.

Le richieste di iscrizione da parte delle Caritas parrocchiali vanno segnalate alla Caritas diocesana entro e non oltre domenica 16 ottobre, chiamando allo 0781.33999 o scrivendo a segreteria@caritasiglesias.it.

Il cardinale Arrigo Miglio Amministratore apostolico della diocesi di Iglesias

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Iglesias, per raggiunti limiti d’età, presentata da mons. Giovanni Paolo Zedda e ha nominato Amministratore apostolico della medesima diocesi il cardinale Arrigo Miglio, arcivescovo emerito di Cagliari.

L’annuncio è stato comunicato ufficialmente giovedì 6 ottobre da Mons. Zedda e dal cancelliere vescovile al clero diocesano, ai religiosi, alle religiose e ai responsabili degli uffici diocesani, convocati alle ore 12.00 nell’auditorium del palazzo vescovile in Iglesias.

La Caritas diocesana, col suo direttore, gli operatori e tutti i volontari, esprimono la filiale gratitudine ed affetto per il servizio reso da mons. Zedda a beneficio della Chiesa particolare di Iglesias in oltre quindici anni, non facendo mai mancare la sua paterna premura in termini di presenza costante, ascolto e discernimento, con una particolare attenzione nei confronti dei poveri, degli ammalati e dei sofferenti del territorio diocesano.

In pari tempo, al cardinale Arrigo Miglio, che come Amministratore apostolico è chiamato dal Santo Padre a guidare il percorso che condurrà all’arrivo del nuovo vescovo, la Caritas diocesana esprime gli auguri di un buon servizio pastorale.

Unitamente alla gratitudine e alla rinnovata disponibilità, la Caritas diocesana assicura la preghiera di quanti operano ogni giorno al servizio dei poveri.

Alan Kurdi, Loujin Ahmed Nasif e i bambini mai arrivati in salvo

Photo by Antoine Merour on Unsplash

La mattina del 2 settembre di 7 anni fa, sulla spiaggia turca di Bodrun,  fu ritrovato il corpo senza vita di Alan Kurdi, un bambino curdo-siriano di tre anni. L’immagine di quel corpicino inerme riverso sulla sabbia, con ancora indosso una maglietta rossa, i pantaloncini e le scarpette ai piedi, turbò profondamente la coscienza collettiva. Se ne discusse per giorni e un po’ tutti ci scandalizzammo sopraffatti dall’emozione. Dopodiché, tutto tornò come prima.

Da quel settembre del 2015, infatti, hanno continuato a viaggiare nel Mediterraneo e a morire molte altre persone, fra cui non pochi bambini. Qualche giorno fa è stata la volta di Loujin Ahmed Nasif, un’altra bambina siriana di cui – questa volta – si è parlato per pochissimo tempo; quasi come se le nostre coscienze, troppo distratte, si stessero lentamente abituando anche alla morte tragica dei più piccoli fra i migranti.

Eppure, a maggio di quest’anno, come segnala il Rapporto dell’UNHCR Global trends, sono oltre 100 milioni le persone che risultano essere in fuga nel mondo a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni di diritti umani o eventi che compromettono gravemente l’ordine pubblico. Ad essi si aggiungono i cosiddetti migranti ambientali, persone che fuggono da territori resi inabitabili da catastrofi “naturali” (desertificazioni, inondazioni, siccità, uragani e tifoni, avvelenamento di aria, acque e terreni) provocate dai sempre più gravi cambiamenti climatici. A questo proposito l’Internal Displacement Monitoring Centre stima che nel solo 2021 ci siano stati circa 23,7 milioni di migranti ambientali all’interno dei propri Paesi a causa di eventi meteorologici estremi.

In quest’ultimo periodo in Italia, abbandonati gli stereotipi dell’«emergenza» dei possibili «untori» in epoca di pandemia, sono tornate in auge le narrazioni mediatiche evergreen dell’immigrazione, tipiche di una politica politicante da campagna elettorale. Sono ritornati a galla gli stereotipi comunicativi delle «emergenze» sbarchi, del sovraffollamento a Lampedusa, delle possibili invasioni e della conseguente urgenza di misure di sicurezza. Insomma, un déjà vu alquanto nauseante.

È questa una retorica politica assolutamente miope, come ha ricordato recentemente Andrea Morniroli, che su questo dramma collettivo ha delle responsabilità pesanti: sia «la politica della destra e dei sovranisti che quota la paura sul mercato del consenso elettorale, sia quella dei progressisti che, pur dicendo cose di senso e contrastando teoricamente le discriminazioni e il razzismo, poi firma senza problemi, in nome della nostra sicurezza, gli accordi con i macellai libici, spesso gli stessi che gestiscono il traffico di essere umani, in una sorta di paradosso istituzionale. Facendo finta di non vedere e di non sapere delle migliaia di corpi torturati e stuprati nei centri di contenzione libici e delle migliaia di persone sfruttate, costrette a prostituirsi o ricattate giocando sugli affetti più cari».

A ricordarci che oltre la retorica delle campagne elettorali ci sono le storie, in carne e ossa, delle persone che fuggono dalla disperazione, è ancora una volta la morte di un innocente. È la fine assurda di Loujin Ahmed Nasif, la bambina siriana di quattro anni morta di sete, disidratata su un peschereccio partito dal Libano e che ha vagato per più di dieci giorni senza acqua e cibo, in una nuova e rischiosa rotta verso l’Italia apertasi in seguito ai respingimenti attuati da Cipro.

La fine di questa vita innocente è stata quasi totalmente oscurata dai media, troppo indaffarati a raccontare per giorni, e con dovizia di particolari, il lutto che ha colpito il Regno Unito.

Domenica 25 settembre celebreremo la 108ma Giornata mondiale del migrante e del Rifugiato, guidati dal messaggio del Papa dal titolo Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati. Ed è proprio il pontefice a ricordarci che, alla luce «di quanto abbiamo appreso nelle tribolazioni degli ultimi tempi, siamo chiamati a rinnovare il nostro impegno per l’edificazione di un futuro più rispondente al progetto di Dio, di un mondo dove tutti possano vivere in pace e dignità»: anche gli Alan Kurdi e le Loujin Ahmed Nasif della nostra sventurata epoca.

Raffaele Callia

Una chiave spalanca l’orizzonte. Un progetto per adolescenti tra i 12 e i 17 anni.

Il progetto si rivolge agli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni che vivono un periodo di affaticamento psicologico dovuto o aggravatosi a causa del Covid-19. Le attività creative e l’utilizzo di diversi linguaggi espressivi puntano a risvegliare un processo introspettivo e al tempo stesso comunitario fra i partecipanti. In un contesto stimolante, affascinante e mediato dalla presenza di giovani mentori con funzioni educative, i ragazzi potranno partecipare, nel pomeriggio, alle diverse attività laboratoriali delle Botteghe esperienziali a partire dal mese di settembre 2022 e fino a marzo 2023. La partecipazione al progetto è gratuita.

La povertà educativa giovanile rappresenta la sfida che deve animare ogni servizio in ambito ecclesiale, nonché l’orizzonte a cui tendere con idee e progettualità solide e creative, secondo le tre vie indicate da Papa Francesco: “Partire dagli ultimi, custodire lo stile del Vangelo, sviluppare la creatività” (50° anniversario di Caritas italiana).

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L’assegno unico e universale: una prima valutazione

Photo by Patricia Prudente on Unsplash

Ampliando la platea dei beneficiari e sostituendo con una misura unica i diversi benefici preesistenti, come gli assegni familiari, il premio alla nascita, il bonus bebè e le detrazioni per i figli a carico, l’assegno unico e universale per le famiglie con figli è ormai in vigore da quasi sei mesi. Per tale ragione è possibile fare un primo bilancio di questa misura, nata per sostenere i nuclei familiari con figli, specialmente se in situazione di disagio economico.

Al 31 agosto sono state presentate 5.823.508 domande (il picco lo si è raggiunto a febbraio, con oltre 1.800.000). La maggior parte di queste è stata presentata direttamente dai cittadini (il 47,2%), il che fa ben sperare sull’alfabetizzazione informatica degli utenti e sull’accesso alle piattaforme digitali della burocrazia italiana; un altro 42,3%, invece, si è fatto assistere da un patronato.

L’assegno unico e universale è nato come misura volta a sostenere i nuclei familiari con figli, specialmente se appartenenti a famiglie con ISEE sotto i 15.000 euro. Per questo motivo è fondamentale un monitoraggio attento e costante della misura, soprattutto del rapporto tra beneficiari potenziali ed effettivi e degli importi erogati secondo le caratteristiche dei nuclei familiari. Un dato rilevante relativo ai beneficiari è proprio quello dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente del nucleo familiare): uno su cinque non ha indicato il valore, perché non ha ancora completato la procedura per la sua definizione o perché supera la soglia massima di 40.000 euro, oltre il quale il beneficio è costante.

Circa il 46% dei minori appartiene a nuclei con ISEE inferiore ai 15.000 euro, a cui spetta quindi l’assegno pieno; il 23% a nuclei con ISEE superiore ai 40.000 euro (o non indicato), e che hanno ricevuto quindi l’importo minimo di legge.

A parte alcuni dati assai prevedibili – come il fatto che le regioni con più domande sono state ovviamente la Lombardia e la Campania, vale a dire le più popolose d’Italia (oltre un quarto delle domande a livello nazionale sono state presentate in queste due regioni) – dall’Osservatorio dell’INPS emerge come in Sardegna siano state presentate in tutto 141.238 domande (il 2,4% di tutte le domande a livello nazionale), con un numero di figli per i quali è stato richiesto il beneficio pari a 208.201. In Sardegna l’importo medio mensile erogato dall’INPS è di 159,00 euro: un dato superiore sia all’importo medio nazionale (145,00 euro) sia a quello relativo alla ripartizione territoriale Sud e Isole (157,00 euro).

Al 31 maggio il rapporto tra potenziali beneficiari (ovverosia tutti i minori e i giovani con meno di 21 anni economicamente a carico dei genitori) e domande presentate era intorno all’80%. Risulta più significativo nel Mezzogiorno, con Sicilia e Calabria caratterizzate dal valore più elevato (89%), mentre nel Nord questa quota è più bassa, con un minimo (73%) in Liguria.

Prendendo come riferimento la popolazione residente in Sardegna di età tra 0 e 20 anni al primo gennaio 2022 (pari a 250.328) e rapportandola al numero di figli per cui è stato richiesto il beneficio (208.201) risulta che la platea dei potenziali beneficiari (italiani e stranieri) è stata coperta per l’83,2%.

Per il momento i dati diffusi dall’INPS mostrano il buon esito della misura. Ecco perché sarebbe molto importante rendere disponibili agli studiosi informazioni più dettagliate, che permettano analisi più complesse, ovviamente nel rispetto della privacy; anche al fine di studiare la relazione tra importo dell’assegno erogato, ISEE e ingresso per nascita nel nucleo familiare di un ulteriore figlio, così da capire se l’assegno è in grado di funzionare anche come incentivo alla natalità, specialmente nelle fasce economicamente più vulnerabili della popolazione italiana.

Raffaele Callia

50 anni di obiezione per la pace

Il 15 dicembre 1972 fu approvata la legge 772, con la quale veniva introdotta in Italia il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, con la possibilità di effettuare in alternativa il servizio civile.

Per rilanciare l’impegno per la pace e la solidarietà, la CNESC (Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile, di cui fa parte Caritas Italiana e il network di enti del Terzo settore da decenni impegnati in questo campo) organizza il Festival Nazionale del Servizio Civile per il 9 e 10 settembre a Roma (Giardino Verano).

Saranno due giorni in cui saranno protagonisti i giovani, gli operatori degli enti di servizio civile, gli operatori volontari in servizio, insieme a personaggi della cultura, dello spettacolo e agli obiettori e ai volontari degli ultimi cinquant’anni.

Ci saranno dibattiti culturali, testimonianze e momenti d’intrattenimento teatrale e musicale. L’apertura venerdì 9 settembre dalle ore 18 è affidata all’ex calciatore della Nazionale e della Roma, obiettore di coscienza e neo-sindaco di Verona, Damiano Tommasi, insieme al già sindaco di Messina, Renato Accorinti.

Le serate sono arricchite da due spettacoli musicali: venerdì 9 settembre Coltivo una rosa bianca. Antimilitarismo e nonviolenza in Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, Bennato, Caparezza con Enrico de Angelis (critico musicale, voce narrante), Laura Facci (cantante) e Matteo Staffoli (chitarrista) e sabato 10 settembre la tappa romana del Piotta Summer Tour 2022.

La CNESC sta promuovendo diverse iniziative a livello territoriale, con lo scopo di far riscoprire la storia del servizio civile, di valorizzare i documenti, gli archivi e le testimonianze degli obiettori e dei volontari del servizio civile nazionale; di consolidare l’attuale servizio civile universale con la messa in rete e il rafforzamento dei valori e delle pratiche che lo animano; per proiettarlo verso il futuro, con la consapevolezza che gli strumenti nonviolenti sono i più adeguati per affrontare insieme alle giovani generazioni le sfide dei conflitti armati, delle disuguaglianze sociali e della crisi climatica.

Scarica qui il programma completo dell’iniziativa.