Ad Atene e a Tinos, un incontro tra Chiese sorelle e Caritas gemellate

Nell’ambito del gemellaggio tra la Caritas greca (Hellas) e quella sarda, avviato oramai 9 anni fa e rafforzatosi ulteriormente in occasione del 50° di fondazione della Caritas in Italia, una piccola Delegazione regionale della Caritas Sardegna, composta dal delegato regionale, don Marco Statzu, e dal responsabile del Servizio studi e ricerche, Raffaele Callia, ha proposto un percorso intensivo di formazione per formatori in due sessioni: ad Atene (per i collaboratori dell’Arcidiocesi di Atene), il 3 e 4 febbraio, e nell’isola di Tinos (per i collaboratori dell’Arcidiocesi di Nasso, Andro, Tino e Micono), il 5 e 6 febbraio 2026.
L’obiettivo formativo, condiviso con le Chiese greche gemelle coinvolte, è quello di favorire la condivisione di esperienze e strumenti formativi al fine di preparare dei formatori greci che abbiano il compito, a loro volta, di formare altri operatori volontari con competenze di animazione pastorale, valorizzando in modo particolare il ruolo del laicato, segnatamente quello costituito dai giovani.
È bene ricordare che storicamente la realtà della Chiesa cattolica in Grecia – per lo più concentrata nella capitale – è quella di una Chiesa di minoranza (circa 200.000 fedeli), essendo la Chiesa ortodossa (riconosciuta come Chiesa di Stato) preponderante numericamente. Peraltro, ai cattolici greci si aggiunge un significativo numero di cattolici stranieri, in particolare albanesi e filippini. È questo un dato ineludibile per comprendere le caratteristiche peculiari del cattolicesimo in Grecia oggi, unitamente alle caratteristiche geografiche di un Paese fatto di vaste e diversificate realtà continentali, migliaia di chilometri di costa e diversi arcipelaghi di isole che corrispondono ad altrettante e diversificate realtà culturali ed ecclesiali.
Presente anche l’arcivescovo di Atene, il gesuita mons. Theodoros Kontidis, al corso tenutosi nella capitale hanno preso parte diversi parroci, viceparroci, diaconi, seminaristi e collaboratori laici della Caritas diocesana di Atene e delle Caritas parrocchiali della capitale. La partecipazione è stata assidua e costante da parte di tutti, tenuto conto dei ritmi particolarmente serrati. I contenuti formativi hanno permesso di spaziare dagli aspetti riguardanti il discernimento vocazionale che è opportuno offrire a quanti chiedono di dedicarsi a un servizio caritativo, agli aspetti costitutivi della carità nella vita della Chiesa; dalla storia, la natura e lo statuto della Caritas in Italia agli aspetti essenziali riguardanti il rapporto tra la carità, la Parola di Dio e il Magistero sociale della Chiesa universale e italiana. Non sono mancati gli approfondimenti sull’importanza dell’ascolto in tutti i servizi ecclesiali, segnatamente in quelli caritativi, con esercitazioni, gruppi di lavoro e restituzioni in plenaria che hanno permesso di mettere a confronto punti di forza e debolezze delle esperienze caritative in ambito locale.
Così come in Italia, anche le Caritas presenti ad Atene registrano le stesse caratteristiche: scarsità di volontari, età media degli stessi assai elevata, scarsa partecipazione da parte dei giovani. Non molto diversi gli ambiti di impegno rispetto al nostro Paese: ascolto e osservazione delle povertà; distribuzione di viveri e generi di prima necessità; mensa per i poveri; sostegno economico; servizio ai detenuti e alle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione; consulenza e orientamento.
Se è vero che in Italia la formazione (anche spirituale) rappresenta un aspetto primario dell’azione della Caritas, coerentemente con la propria prevalente funzione pedagogica, in Grecia tale preoccupazione non viene ancora assunta come propedeutica all’azione concreta degli operatori. È questo un aspetto emerso in modo particolare in sede di valutazione finale del corso, con la richiesta di un sostegno formativo che possa durare nel tempo anche grazie al gemellaggio.
La valutazione finale, effettuata tramite un questionario, ha permesso di registrare un significativo entusiasmo ed interesse da parte dei partecipanti, i quali hanno espresso il desiderio di continuare a formarsi, consapevoli delle proprie potenzialità e dei propri limiti, oltre che confermati nella vocazione al servizio della testimonianza della carità.
Conclusa la formazione ad Atene il 4 febbraio, la piccola delegazione sarda si è poi trasferita con un viaggio in traghetto a Tinos, dove ha avuto modo di incontrare e conoscere un’altra realtà di Chiesa e di Caritas, desiderosa di confrontarsi con l’esperienza delle Caritas sarde e con la loro proposta formativa. Diversi anche in questo caso i partecipanti fra sacerdoti, religiosi, religiose e laici, con la presenza, dall’inizio alla fine della formazione, dell’ordinario dell’arcidiocesi, mons. Josif Printezis, e dall’arcivescovo emerito di Atene, nonché Amministratore apostolico di Siros, mons. Sevastianos Rossolatos.
L’isola delle Cicladi da noi visitata fa parte dell’arcidiocesi di Naxos, Andros, Tinos e Miconos, ed è composta anche da alcune altre isole, contando in totale meno di cinquemila cattolici, la maggioranza dei quali risiede proprio a Tinos.
Una realtà molto diversa da quella urbana, dunque, composta da piccolissime comunità parrocchiali (talvolta anche di dieci fedeli) e dispersa nelle isole. Questo implica che il vescovo e i sacerdoti debbano spostarsi con i traghetti pubblici per visitare le comunità, risultando soggetti alle intemperie, ai possibili scioperi, alle traversate lunghe, e in generale alle difficoltà della mobilità in un grande arcipelago.
Una situazione che rende difficile l’incontro, ma che tuttavia, soprattutto a Tinos, vede una Caritas diocesana attiva e vivace, che si interessa delle difficoltà degli abitanti, senza distinzione di confessione religiosa, che anima anche la vita dell’Isola promuovendo momenti di preghiera e di convivialità in occasione di alcune feste, e che da alcuni anni, anche grazie al contributo di Caritas Italiana e Caritas Reggio Calabria, ha creato un centro d’ascolto e ha ristrutturato un locale, dentro una più ampia proprietà appartenuta alle suore Orsoline, per farne un luogo di ritrovo serale molto apprezzato dagli abitanti, e affidato in gestione a una famiglia del luogo.
Colpisce molto il desiderio di testimoniare il vangelo e di essere presenti con fedeltà a sé stessi, alla propria storia e alla propria chiamata di battezzati, dentro dinamiche di minoranza/maggioranza non sempre facili e fraterne, e di essere anche d’aiuto con la carità fraterna alle persone che soffrono.
La Delegazione regionale Caritas Sardegna, dopo questo primo step della “formazione per formatori”, continuerà ad offrire supporto nella fase di monitoraggio dei processi formativi e di verifica circa l’efficacia degli stessi, in modo che ci sia una continuità di azione nel lungo periodo, sostenendo nuovi formatori che formeranno altrettanti formatori a beneficio della Chiesa cattolica in Grecia.

Raffaele Callia – Marco Statzu
(tratto da www.caritassardegna.it)

Educare alla Pace, costruire la Pace. Intervista alla direttrice della Caritas diocesana, Emanuela Frau

In un tempo segnato da conflitti, fratture sociali e paure diffuse, parlare di pace significa andare oltre le parole e interrogarsi sulle responsabilità quotidiane di ciascuno. La pace non è solo l’assenza di guerra, ma un percorso fatto di giustizia, ascolto e cura delle fragilità. Su questi temi si concentra l’intervista a Emanuela Frau, direttrice della Caritas diocesana di Iglesias e da diversi anni referente del Gruppo diocesano di educazione alla giustizia, alla pace e alla mondialità (GDEM), che ci aiuta a leggere il valore concreto della pace a partire dai territori, dalle persone e dalle scelte di solidarietà che costruiscono comunità più umane e inclusive.

Che cosa significa oggi “costruire la pace” per la Caritas, oltre all’assenza di guerra?
Per la Caritas, costruire la pace significa avere la consapevolezza che il rispetto della dignità umana, il riconoscimento dei diritti inviolabili di ciascun individuo, la giustizia sociale non sono solo pilastri di una società più giusta, ma anche il dovere di ogni cittadino del mondo.

In che modo le disuguaglianze sociali ed economiche incidono sui conflitti e sulla mancanza di pace?
Purtroppo sono spesso la causa scatenante dell’instabilità politica e sociale che smuove le popolazioni vittime dell’ingiustizia. Il malcontento generato da inaccettabili condizioni di disparità sociale spesso sfocia in conflitti locali che possono portare ad una ben più grave degenerazione dell’equilibrio politico di un paese.

Come si può educare alla pace partendo dalle comunità locali e dalle relazioni quotidiane?
L’educazione alla pace è certamente una delle missioni della Caritas diocesana. Da anni attraverso il Gruppo diocesano di educazione alla giustizia, alla pace e alla mondialità si cerca di sensibilizzare la comunità in merito a tematiche che riguardano ciascuno individuo: la Nonviolenza, la tutela dei diritti umani, i conflitti dimenticati, la solidarietà internazionale, ecc. Attraverso importanti campagne di sensibilizzazione, si vuole tenere viva l’attenzione su annose tematiche; “Una sola famiglia umana cibo per tutti. È compito nostro”, campagna del 2013, ha voluto accendere i riflettori sul diritto al cibo e la malnutrizione. Oppure l’ultima campagna del 2025 “Cambiare la rotta. Trasformare il debito in Speranza”, un appello con l’obiettivo di ristrutturare i debiti iniqui, promuovere una finanza etica e garantire la giustizia climatica e sociale.

Che responsabilità hanno le istituzioni, la Chiesa e i cittadini nella promozione della pace?
Una grande responsabilità nel farsi promotori dei valori legati alla pace, una responsabilità che diventa opportunità di fare qualcosa di concreto per migliorare il mondo che abbiamo ricevuto in prestito e renderlo più giusto ed equo.

In un mondo segnato da guerre e crisi umanitarie, come si può mantenere viva la speranza?
Nell’epoca in cui viviamo mantenere viva la speranza richiede un impegno attivo che può concretizzarsi a partire dalla cura delle relazioni con il prossimo. Ciascuno può dare il proprio contributo, il volontariato ad esempio può essere uno strumento che migliora la coesione sociale, il vivere in una società più accogliente. Da cristiani dobbiamo continuare ad essere testimoni di speranza, coltivandola nella nostra quotidianità.

Qual è il legame tra accoglienza dei più fragili (migranti, poveri, emarginati) e costruzione della pace?
L’accoglienza dei più fragili è un segno sulla via della costruzione di una pace che sia duratura. Nel corso degli anni, la Caritas diocesana di Iglesias ha vissuto esperienze importanti di accoglienza. Una fra tutte quella che l’ha vista impegnata nell’ospitalità di nove giovani somali nel 2011, all’indomani delle Primavere arabe, attraverso il progetto “Emergenza Nord Africa”. Oltre al vitto, alloggio e l’alfabetizzazione della lingua italiana, i giovani somali hanno incontrato persone di una cultura nuova e molto diversa. Per gli operatori della Caritas diocesana ha rappresentato un arricchimento in termini umani.

Come possono i giovani diventare protagonisti di una cultura di pace attraverso il volontariato?
I giovani che svolgono un servizio di volontariato presso le sedi della Caritas o di altre realtà simili hanno la possibilità di toccare con mano le storture di un mondo che mette ai margini i cosiddetti invisibili, prendendo coscienza che la povertà più difficile da colmare, non è quella economica, ma quella che nasce dalla mancanza di relazioni autentiche. Nel dare una mano ai più fragili, i giovani possono diventare promotori di pace, divenendo altresì consapevoli che solo lavorando per creare migliori condizioni di giustizia sociale, uguaglianza e rispetto della dignità umana si possono porre le basi per la costruzione di una pace duratura.

Ilaria Perduca

“Miracolo di Natale 2025” – i risultati della raccolta donata all’Emporio della Solidarietà di Iglesias

Lo scorso dicembre, grazie alla generosità di tante persone e associazioni, anche a Iglesias, è stata riconfermata l’iniziativa il “Miracolo di Natale”. Dopo alcune giornate di pre-raccolta allestite presso alcuni supermercati della città, il 18 dicembre 2025, giorno in cui si è tenuto l’evento, sono stati conferiti direttamente all’Emporio della Solidarietà di Iglesias 12.219 prodotti caratterizzati da più di 60 tipologie differenti, fra cui: pasta, latte, passata di pomodoro, pomodori pelati, biscotti, legumi in scatola e secchi, tonno, zucchero, dolciumi, omogeneizzati e vari prodotti per bambini, riso, caffè, olio di semi e d’oliva, farina, marmellate, prodotti sott’olio, acqua, fette biscottate, tonno in scatola e carne in scatola; ma anche prodotti per l’igiene personale e domestica.

La manifestazione, nata a livello regionale da un’intuizione avuta da Gennaro Longobardi (in collaborazione con l’emittente televisiva “Sardegna Uno”), da 10 anni viene realizzata anche a Iglesias, grazie alla generosa partecipazione di numerosi volontari appartenenti ad associazioni, gruppi spontanei, scolaresche, artisti, forze dell’ordine, realtà istituzionali e semplici cittadini.

Anche quest’anno, la Caritas diocesana di Iglesias, a nome delle diverse centinaia di beneficiari di tale raccolta, esprime sentimenti di gratitudine verso tutte le persone che si sono spese generosamente nel rendere possibile questa iniziativa. Non volendo dimenticare qualcuno o qualche organizzazione, si esprime un generale grazie a tutti coloro che si sono generosamente prodigati per la riuscita dell’iniziativa.

A seguire l’elenco dettagliato dei prodotti donati per l’edizione 2025:

DESCRIZIONE PRODOTTI PEZZI
PASTA  gr 500 3.359
PELATI gr 400 1.135
LEGUMI BARATTOLO  gr 400 880
LATTE lt 1 PS 797
BARILLA gr 500 vari form. 791
ZUCCHERO  Kg 1 574
PASSATA BOTT. Gr 700 484
TONNO gr 80 465
BISCOTTI  gr 400 342
SUCCHI DI FRUTTA BRICK ml 200 300
FARINA  Kg 1 263
OLIO GIRASOLE   lt 1 223
BISCOTTI  gr 700 210
RISO Kg 1 188
OMOGENEIZZATI CARNE  bis 164
BARILLA BRONZO  gr 500 vari form. 162
PELATI gr 800 149
MERENDINE FARCITE 149
OMOGENEIZZATI FRUTTA  bis 122
LATTE lt 1 INTERO 120
PANETTONI 116
CAFFE’ gr 250 107
TONNO gr160 76
OLIO  EVO  lt 1 75
SNACK VARI  gr 300 60
SALE Kg 1 56
PAN CARRE’  gr 400 51
PANCARRE’ gr 400 51
FETTE BISCOTTATE  gr 300 50
MARMELLATA  gr 350 48
CARNE LESSA gr 80 46
LEGUMI SECCHI   gr 500 38
CONCENTRATO POM.  gr 200 35
POLENTA  Kg 1 34
BISCOTTI INFANZIA 34
PASTINA BIMBI gr 350 30
PANNI BIMBI mis. Varie 25
PELATI POLPA FINE  kg 5 25
ART. VARI SUGHI PRONTI  gr 400 25
DENTIFRICIO  ml 100 24
FETTE BISCOTTATE  gr 600 23
SUCCHI BIMBI  ml 200 22
SAPONE MANI  ml 500 22
SGRASSATORE  ml 1,5 21
BAGNO SCHIUMA  ml 350 19
LATTE lt 1 HD 18
SHAMPOO  ml 350 17
SGOMBRO  gr 120 15
CARTA IGIENICA  rot. 10 15
DETERSIVO PIATTI  lt 1 13
PAPPE PRIMA INFANZIA 13
CRACKERS gr 500 12
FRUTTA SECCA  gr 500 12
BIBITE VARIE  lt 1,5 12
LATTE BIMBI  ml 500 11
COTECHINO PRONTO 10
MIELE  gr 400 10
CANDEGGINA  ml 1,5 10
SALVIETTE UMIDIFICATE 10
DETERSIVO PAVIMENTI  lt 1,5 9
ART. VARI PUL. CASA  ml 500 9
ACETO  lt 1 8
SALVIETTE BIMBI 6
PANNI ADULTO 5
FRUTTA SCIROPPATA  gr 800 4
DETERSIVO LAVATRICE  lt 1,5 4
PURE’  gr 350 3
BISCOTTI  gr 1500 2
ASCIUGATUTTO  rot. 2 1

 

Tutti i prodotti conferiti grazie al “Miracolo di Natale” vengono distribuiti alle famiglie bisognose attraverso l’Emporio della Solidarietà, un’innovativa opera-segno della Caritas diocesana, grazie alla quale si è evoluto il servizio di distribuzione dei beni di prima necessità.

Dal 13 giugno 2016, giorno della sua inaugurazione, l’Emporio della Solidarietà – attivo a Iglesias in via Crocifisso 97, negli spazi dell’Exmà – sostiene i bisogni primari di numerose famiglie. Ad oggi sono tra 500 e 600 le persone, dirette e indirette, che ricevono un aiuto continuativo attraverso questo servizio. Il progetto mira a offrire a ogni nucleo familiare o individuo un supporto concreto per superare un periodo di difficoltà, favorendo il raggiungimento dell’autonomia e l’uscita dalla condizione di bisogno.

La Caritas diocesana

 

 

La Caritas diocesana di Iglesias ha ricevuto un contributo dalla Regione Autonoma della Sardegna per il contrasto delle povertà (2025)

In virtù della Legge regionale 9 maggio 2025, n. 12 – Annualità 2025, la Caritas diocesana di Iglesias ha ricevuto un contributo di euro 50.000,00 per favorire le attività di contrasto della povertà nel territorio del Sulcis Iglesiente, sostenendo azioni di aiuto alle famiglie bisognose. Tale contributo è stato regolarmente speso e rendicontato, come richiesto dalla normativa vigente.

Caritas Iglesias

Nuovo corso base di formazione per volontari e operatori pastorali delle Caritas parrocchiali (sessione invernale 2026)

La Caritas diocesana di Iglesias propone un nuovo percorso di formazione base per volontari, destinato a coloro che intendono impegnarsi nella testimonianza della carità, svolgendo un servizio qualificato.

La formazione è certamente essenziale per coloro che intendono dedicarsi al prossimo, impegnandosi nei diversi servizi caritativi. Ancor più imprescindibile è l’essere consapevoli che la fonte da cui scaturisce la vocazione alla prossimità è l’Amore di Dio, che come figli abbiamo ricevuto e da fratelli possiamo donare a chi vive nella fragilità e povertà. Per promuovere e accrescere questa consapevolezza, la Caritas diocesana propone anche per il 2026 alcune sessioni formative per nuovi volontari e operatori pastorali delle Caritas parrocchiali che, anche attraverso un servizio volontario, vogliano offrire testimonianza comunitaria della carità, realizzando così la prevalente funzione pedagogica della Caritas.

La sede e la data di inizio del Corso verranno stabilite prossimamente, anche sulla base della provenienza dei partecipanti. Il percorso formativo, costituito da 6 incontri (moduli) e una visita ai servizi diocesani, verrà strutturato nel seguente modo:

MODULO TEMATICHE 
1 Conoscenza dei partecipanti.  Una conoscenza personale su “che cos’è la testimonianza della Carità e che cosa non è; quali sono i motivi che ci spingono a fare volontariato”. “Ogni uomo è una storia sacra”. Lavoro di gruppo a partire da un contributo video.

 

2 Elementi teologico-pastorali, aspetti costitutivi e identitari sulla Caritas, partendo dalla Sacra Scrittura e dai documenti Evangelizzazione e Testimonianza della Carità; La Carta pastorale; La Caritas parrocchiale.

 

3 Cinquant’anni di Caritas, a partire dall’art. 1 dello Statuto (la “prevalente funzione pedagogica”). Testimonianze video di vari direttori e altri protagonisti in 50 anni di servizio. L’ascolto come dimensione propedeutica a qualunque servizio caritativo.

 

4 L’osservazione del disagio attraverso l’ascolto delle storie di vita. Come ascoltare le richieste, leggere i bisogni e orientarsi negli interventi. L’importanza di lavorare in rete.  Come lasciare “traccia” dell’ascolto delle storie di vita. Il Centro di ascolto: funzione e compiti (come testimoniare la carità nella comunità). Spunti per la progettazione socio-pastorale.

 

5 L’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse: funzione e compiti. Accenni su Ospoweb e Ospo risorse (quale aiuto per la comunità; quale animazione possibile). Dal locale al globale, dalla carità alla giustizia: l’educazione alla giustizia, alla pace e alla mondialità (il GDEM, funzioni e compiti). Gestione e rendicontazione amministrativa delle risorse.

 

6 Ascoltare, osservare e discernere per animare la comunità. Privacy, tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (secondo le indicazioni di Caritas Internationalis e Caritas Italiana). Verifica sul corso e indicazioni su possibili ambiti di impegno per il futuro.

 

7 Visita ad alcune “opere segno“ della Caritas diocesana, accompagnati dagli operatori esperti.

 

Si chiede agli interessati di inviare le adesioni alla direzione della Caritas diocesana entro il 25 gennaio 2026 al seguente indirizzo di posta elettronica: direttrice@caritasiglesias.it comunicando il nome, il cognome e il numero di telefono.

La Caritas diocesana

XXXIX Marcia regionale della Pace (Macomer, 18 gennaio 2026)

Si terrà a Macomer, il 18 gennaio 2026, la XXXIX MARCIA DELLA PACE organizzata dalla Delegazione regionale Caritas Sardegna, in collaborazione con il CSV Sardegna Solidale. Alla macchina organizzativa quest’anno si aggiungono la Diocesi di Alghero-Bosa e il Comune di Macomer. La XXXIX Marcia della Pace avrà come tema La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, richiamato nel Messaggio di Papa Leone XIV per la LIX Giornata mondiale della Pace.

Tutti sono invitati a mobilitarsi per parlare di pace. Sono attesi i rappresentanti delle autorità regionali e locali, delle associazioni, delle Caritas diocesane e della Caritas Sardegna, del mondo della scuola e del volontariato, sacerdoti, laici e laiche, religiosi e religiose, famiglie e la comunità tutta.

Sarà una Marcia di ampio respiro per riflettere su come affrontare la spirale di odio che continua e generare conflitti nel mondo ma anche a influire negativamente sulle relazioni tra le persone. «Abbiamo compreso da tanto tempo che solo disarmando la guerra dentro noi stessi, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, possiamo aspirare a una pace autentica», afferma il comitato promotore nell’appello. «Una pace che sia giustizia anche per la nostra Sardegna, che vive appieno le contraddizioni del mondo occidentale, terra di sperimentazioni belliche, di costruzione di armi, di tentativo continuo di speculazione energetica. Terra dove molte persone non hanno accesso a diritti fondamentali come la salute e l’assistenza sanitaria, il lavoro e una vita dignitosa. È sempre più evidente che i problemi del nostro microcosmo sono legati a quelli del macrocosmo, ed è per questo
che è importante per tutti noi riscoprire motivazioni autentiche di impegno civile che non sia estemporaneo, ma radicale e continuato».

Da qui l’invito a interrogarci, come ci chiede Papa Leone, su: come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di «atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana».

Con il desiderio profondo di non rassegnarci alla logica della violenza, della guerra, pregheremo insieme, cammineremo insieme e condivideremo assieme la speranza dicendo no all’odio, scegliendo una cultura di giustizia e legalità e soprattutto scegliendo di percorrere la via della pace, tutti insieme.

La Marcia sarà presieduta dal vescovo di Alghero – Bosa S.E. Mons. Mauro Maria Morfino e alla stessa parteciperanno S.E. Mons. Antonello Mura, Presidente della Conferenza Episcopale Sarda e altri vescovi della Sardegna. Il percorso si concluderà nella chiesa della B.V. Maria Regina delle Missioni, nella quale si terrà una veglia di preghiera che sarà presieduta dal Cardinale Dominique Joseph Matthieu, Arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini in Iran.

Alle ore 15 il raduno presso la Chiesa B.V. Maria Regina delle Missioni e alle ore 15,30 partenza con il seguente itinerario: via Toscana, Piazza S. Antonio, via Gramsci, via Castelsardo, via Emilio Lussu, viale Pietro Nenni, viale Sant’Antonio, via Umbria, Piazza Italia, via Emilia. L’arrivo è previsto nella Chiesa B.V. Maria Regina delle Missioni.

 

A seguire il materiale promozionale della Marcia:

XXXIX Marcia Pace_ Appello XXXIX Marcia Pace_Locandina XXXIX Marcia Pace_Comunicato
XXXIX Marcia Pace_Comunicato
XXXIX Marcia Pace_ Appello

Buon 2026!

Che il nuovo anno ci trovi più coraggiosi nel difendere la giustizia, più tenaci nel costruire la pace e più uniti nel riconoscere la dignitià di ogni persona.

Che ciascuno di noi possa essere parte attiva di un futuro più giusto e più pacifico.

Buon anno 2026 dalla Caritas diocesana di Iglesias

Auguri di buon Natale del Signore Gesù

Ispirandosi alle parole del profeta Isaia, la Caritas diocesana di Iglesias augura buon Natale del Signore Gesù.

Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
(Is 9,5)

SEME di fratellanza, unità e corresponsabilità Il messaggio del Vescovo Mario alla diocesi di Iglesias per il Santo Natale 2025

Foto di Jeswin Thomas su pexels.com

Per Natale tutti scrivono messaggi. Si rischia l’inflazione e anche la banalità. Volendo indirizzare gli auguri alla nostra Chiesa, mi sono chiesto: “Ma cosa ho in particolare da dire, così che si legga il mio messaggio e non quelli di altri, che sono certamente più bravi e importanti di me?” Ha senso che io scriva qualcosa solo se in riferimento alla nostra Chiesa di Iglesias. Ho pensato perciò a quel che abbiamo vissuto di particolare in questo Avvento nella nostra comunità locale. Del resto, se nel Natale Dio viene a condividere la nostra umanità, il miglior modo di accoglierLo è guardare alla nostra vita concreta! Ho pensato perciò a due “visite” – tra le tante – che il Signore ci ha fatto, molto diverse tra loro: l’inizio degli incontri della Scuola per l’Evangelizzazione e i Ministeri Ecclesiali (SEME), e la vertenza sul polo industriale di Portovesme.
Mi soffermo anzitutto sulla prima “visita”: il nome SEME ci parla già del Natale. Dio sceglie di farsi “seme piccolo” affidato alla nostra terra. Nasce nella povertà, nascosto agli occhi del mondo, eppure portatore di una forza che trasforma la storia. Il Natale ci ricorda che non siamo chiamati a compiere grandi imprese, ma a custodire ciò che Dio semina. Maria lo accoglie nel silenzio; Giuseppe custodisce nella fedeltà; i pastori lo annunciano con stupore. Anche noi, come comunità di Iglesias, vogliamo accogliere questo dono, lasciando che la luce di Cristo illumini i nostri percorsi di evangelizzazione, rianimi le nostre parrocchie e trasformi i nostri ministeri in segni credibili della sua presenza. Il Natale e la nostra Scuola sono semi piantati nella nostra storia: ora spetta a noi farli germogliare e crescere.
La seconda “visita” è stata la vertenza sul polo industriale di Portovesme, questa volta in modo particolare sulla situazione della Eurallumina. In occasione del Natale, ho pensato di chiedere un messaggio a Davide, Emiliano, Enrico e Simone, cioè i quattro operai che hanno iniziato questo avvento sul silo (uno di essi – spero non mi denunci per violazione della privacy – è guarito dal raffreddore solo l’altro ieri), e a Nicola che faceva loro da supporto. Ci hanno scritto così:
“Nel tempo di Avvento, che ci accompagna dall’attesa alla speranza, come lavoratori Eurallumina abbiamo vissuto giorni difficili di lotta e responsabilità, dal 17 al 29 novembre, per difendere il lavoro e il futuro del Sulcis. Dalla cima del silo n.3, a quaranta metri di altezza, abbiamo sentito accanto a noi un territorio intero, dalle istituzioni regionali a quelle provinciali e comunali, nonché la sentita vicinanza della stessa Diocesi e autorità religiose, uniti assieme al fianco dei lavoratori. Questo sostegno, pur tra tante sofferenze, ci incoraggia a credere che con l’impegno e la solidarietà di tutti possano arrivare risultati concreti per restituire dignità alle famiglie del Sulcis. Un pensiero speciale e una sincera vicinanza vanno a chi lotta ogni giorno con problemi di salute, di lavoro e con le difficoltà dell’indigenza economica”.
Nelle loro parole traspare coraggio, speranza, lotta, gratitudine, impegno… Soprattutto mi colpisce l’invito alla solidarietà. In fondo è il messaggio del Natale: Dio manda il suo Figlio perché noi diventiamo tutti fratelli e sorelle. E viviamo così.
Questo allora è l’augurio che voglio rivolgere alla mia Chiesa: che questo Natale per noi sia SEME di fratellanza, di unità e di corresponsabilità. Se saremo in grado di farlo crescere, vivremo il Vangelo di Gesù e… risolveremo tanti problemi della nostra terra e della nostra Chiesa. Soprattutto saremo felici! Auguri di cuore.

don Mario, con Davide, Emiliano, Enrico, Simone e Nicola

Avvento 2025 – Prima domenica

Domenica 30 novembre 2025, inizio del tempo d’Avvento. Il brano del Vangelo propostoci per la prima domenica di Avvento (Mt 24, 37-44) richiama l’immagine dei giorni di Noè: la vita scorreva normalmente, ma l’imprevisto colse tutti di sorpresa. Gesù invita a vegliare, perché il Figlio dell’uomo verrà quando meno ce lo aspettiamo: il tempo è incerto, non possiamo prevedere il momento, ma possiamo vivere ogni giorno come dono; la vigilanza è attiva, non è paura, ma attenzione, cura, responsabilità verso ciò che conta davvero; la venuta del Signore non è minaccia, ma promessa: chi vive pronto nell’amore non teme l’imprevisto. In sintesi, il Vangelo ci chiede di abitare il presente con cuore desto, trasformando l’attesa in occasione di fede e di speranza.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 24, 37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore