
Mt 18,15-17
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
Venir corretti per ciò che si è detto o fatto non sempre accoglie il favore di chi viene ripreso; la correzione assume così il carattere di un mero rimprovero o biasimo che l’orgoglio non consente di vedere come mezzo per proseguire sulla retta via, dopo aver fatto un buon discernimento sul proprio errore. Nel contesto biblico, lungi dall’essere una punizione, la correzione fraterna, indica un percorso pedagogico e uno strumento per la crescita e lo sviluppo spirituale del fratello che viene ammonito; un’opportunità di valutare le proprie azioni, rivedere i comportamenti attuati e riconoscere le proprie colpe.
La correzione, una delle sette opere di misericordia spirituale, è quindi un atto d’amore, come ci ricorda Proverbi (3,11-12): «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore, non ti ripugni la sua riprensione; perché il Signore riprende colui che egli ama, come un padre il figlio che gradisce». Nell’ammonizione dei peccatori è certamente rilevante la modalità, il come ci si pone di fronte al fratello che ha commesso uno sbaglio. Nel testo, Matteo descrive gradualmente l’approccio che Gesù suggerisce affinché sia una correzione costruttiva, non distruttiva, allo scopo di “guadagnare” il fratello e non di umiliarlo. Si inizia col parlare privatamente, a tu per tu, in maniera rispettosa della dignità della persona («…va’ e ammoniscilo fra te e lui solo.»), dimodoché lui si ravveda e il suo errore non sia conosciuto da altri.
Ma se lo scopo non fosse raggiunto, se il fratello non accogliesse l’ammonimento come una forma di cura nei suoi confronti, per Gesù può essere opportuno coinvolgere altri («Se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.»); nell’ottica della corresponsabilità, l’esser testimoni di una correzione fraterna può indurre chi viene redarguito all’assunzione di responsabilità e alla comprensione del valore educativo dell’ammonimento. Anche nell’ambito del Centro di ascolto Caritas, dove l’accoglienza è amorevole e non giudicante, la correzione mira ad aiutare la persona a capire la natura del suo errore, per ripartire e iniziare a vivere in maniera più autentica.
Se nemmeno il coinvolgimento dei testimoni fosse propizio allo scopo, il Signore indica una terza modalità: «Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità», la quale avrà modo di comprendere che l’atto di correggere fraternamente chi sbaglia esprime la nobiltà d’animo e l’amicizia per un fratello che è incappato nel peccato e merita di essere accompagnato nel cammino di conversione al bene. È ciò che avviene in ogni servizio che la Caritas diocesana mette a disposizione; attraverso la sua funzione prevalentemente pedagogica, infatti, si propone l’obiettivo di coinvolgere la comunità cristiana e civile attraverso l’animazione e la formazione affinché sia educata alla carità, alla giustizia e alla corresponsabilità.
Nel caso in cui la correzione da parte della comunità non riuscisse a smuoverlo dalla sua condotta errata, il Signore ci dice «… sia per te come il pagano e il pubblicano»; ovvero come una persona meritevole di considerazione e misericordia, di orientamento verso la retta via e la conversione, per cui pregare maggiormente, da guardare con lo stesso sguardo di Dio. E noi, come reagiamo di fronte a chi ci vuole correggere? siamo sempre pronti ad accogliere l’ammonimento riconoscendolo come un’attenzione amorevole nei nostri confronti? L’atto del correggere, infatti, non riguarda solo l’altro che sbaglia. È sempre Matteo (7,1-5) che nelle parole di Gesù ci ricorda che siamo degli ipocriti quando osserviamo la pagliuzza nell’occhio del fratello senza accorgerci della trave che sta nel nostro occhio. È un chiaro invito, anche e soprattutto nel tempo di Quaresima, a far spazio alla verità nella propria vita, a saper seguire la via indicata dal Signore, la strada giusta da percorrere non in solitudine ma insieme ai nostri fratelli, amandoci gli uni gli altri, come Lui ha amato noi.
Emanuela Frau
